Corso Comunicazione e Team Working

Quando ti ritrovi in sede per un corso di tre giorni sulla comunicazione ed il team working qualche idea già ce l’hai, soprattutto se in passato ne hai già fatti altri sull’ argomento.

Ti immagini il solito corso pieno di slides e con qualche esercizio sulle tecniche di comunicazione, magari qualcosa sulla gestione dei conflitti e tanti bei consigli, che poi col tempo dimentichi e comunque piuttosto difficili da mettere in pratica nel mondo reale. Ed invece no.

Ti ritrovi in un contesto insolito. seduto in cerchio con due relatrici ed altri nove colleghi. Ad ascoltare e poi a parlare, sì, ma di cosa? Nessuna scaletta, sulla lavagna c’è scritto solo Elisabetta e Elena, bene, così non dimentichiamo i vostri nomi, ma poi? Comincia Elisabetta, psicologa, sembra quasi timorosa, parla di concetti strani, “non direttività interveniente” , ma che cosa è?

I primi esercizi, e subito i complimenti al gruppo, che pian piano si scioglie, l’atmosfera diventa più informale. Penso mah ? dove vuole andare a parare questa ? Spero che prima o poi parli anche Elena, che fa quasi scena muta, eppure si vede che è lei il capo…  Non capisco.

Altre spiegazioni, la suddivisione del cervello razionale ed emotivo, altri esercizi. Finalmente quasi a termine giornata parla Elena, esperta di Scrum, professionale, centratissima.

Ti ritrovi la mattina del secondo giorno.

Inizia ancora Elisabetta, altri insegnamenti, una interessante esercitazione, ti fa capire che le persone pensano ed agiscono in modo diverso tra loro, a volte è una questione generazionale, altre personale. Non puoi proprio dare per scontato nulla, devi sempre “andare a vedere”, “sentire cosa prova” l’ altra persona, capire cosa significano le cose per chi ti sta di fronte, le sue motivazioni, i suoi valori.

Arriva mattina inoltrata, ma Elena che fine ha fatto ? Era la sua giornata oggi, eppure se ne sta in disparte con solo qualche intervento occasionale…

Il pomeriggio è più classico, qualche filmato ed un po’ di slides, fatico a seguire, complice forse una piadina un po’ troppo abbondante. Poi finalmente si torna seduti in cerchio, qualche altro esercizio e riflessione, si fa sera, comincia a diventarmi chiaro cosa sta succedendo.

La mattina del terzo giorno ho capito tutte le dinamiche e quello che è successo nei due giorni precedenti (almeno credo di avere capito, ma per certe situazioni in fondo capire e credere di avere capito è quasi la stessa cosa). Escono anche gli argomenti del corso, tre di comunicazione ed altrettanti di team working, e ci rendiamo conto che sostanzialmente li abbiamo già fatti, non esplicitamente forse, ma esperienzialmente di sicuro.

E’ la stessa differenza che c’è quando ti spiegano come andare in bicicletta; ti possono raccontare cosa sono i pedali e come funziona il cambio, oppure ti possono mettere in sella e farti pedalare per un po’, e solo dopo spiegarti che quella era una bicicletta. Magari più difficile da capire razionalmente e da trasmettere agli altri, ma molto più facile da ricordare e da fare tuo.

Qualche altro esercizio, una pausa pranzo che si trasforma naturalmente in altro lavoro, un pomeriggio di chiusura veramente degno.

Di formazione ho una certa esperienza,  per me di acqua ne è passata già parecchia sotto i ponti, ci sono dei corsi buoni, altri meno. E c’è anche qualche corso ottimo, e questo sicuramente lo è stato. Una egregia conduzione che ha trasformato un’impressione iniziale incolore e piuttosto apatica in una esecuzione in crescendo e sempre più motivante.

Il bello del metodo è che le esperienze non sono terminate con il corso ma continuano. Nulla è stato lasciato al caso, Elisabetta ed Elena ci hanno insegnato a sentire noi stessi e gli altri aiutandoci a preparare con cura il nostro terreno, ed hanno anche sparso i primi semi.

Qualche piantina è già nata, ed il tempo probabilmente farà il resto.

Non direttività interveniente , bellissimo metodo, mi sa che è proprio il caso di guardarlo meglio.

(Cesare)

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