eProcurement nella PA: un sassolino nel mare della spesa pubblica

sassolino

Lunedì 25 maggio si è svolta la presentazione della terza edizione dell’Osservatorio del Politecnico di Milano: Innovazione ed efficienza nella Pubblica Amministrazione: il ruolo dell’eProcurement. Nell’aula S01, con una magnifica aria condizionata bloccata a meno 10 gradi, Paolo Catti ha presentato i risultati della ricerca.
Qualche numero tanto per iniziare:

– nel 2008 la spesa pubblica transitata su applicativi di eprocurement ammonta a 3,22 miliardi di euro , valore triplicato rispetto al 2007;

– la nota dolente è che i 3,22 miliardi sono solo il 2,5 % del totale di beni e servizi acquistati dalla PA in Italia (avete letto bene il 2,5 %);

– quasi il 50% del transato complessivo è passato dai sistemi di CONSIP (che per chi non lo sapesse è tra le altre cose la Centrale d’Acquisto della Pubblica Amministrazione, gestita dal Ministero del Tesoro);

– i miliardi di spesa vengono fatti transitare attraverso tre strumenti di eprocurement:

  • 2,416 miliardi di euro vengono transati attraverso Gare ed Aste Elettroniche,
  • 188 milioni di euro attraverso Mercati Elettronici e Cataloghi online,
  • 616 milioni di euro attraverso Negozi online a supporto delle Convenzioni

Interessante notare come i negozi online abbiano avuto un notevole sviluppo, soprattutto per l’utilizzo imponente anche di altri attori pubblici come Intercent-ER (la Centrale acquisti della Regione Emilia Romagna). Il negozio elettronico non è altro che la vetrina ed il motore di configurazione per realizzare l’acquisto di prodotti e/o servizi normati da una convenzione attiva. Ad esempio le ASL possono acquistare ambulanze tramite una convenzione realizzata tra la Centrale d’Acquisto ed i fornitori vincitori di una gara e configurare online tutti gli apparati che l’ambulanza deve avere. E’ perciò uno strumento più complesso rispetto all’acquisto da catalogo tradizionale ma per questo molto potente. Oltre alle regole di configurazione tecnica le convenzioni possono attivare regole di definizione del prezzo complicate a piacere.

La ricerca ha poi mostrato come l’adozione di sistemi di eprocurement abbia oggettivamente portato a risparmi in termini di tempo e risorse impegnate nell’intero procedimento di acquisto. Da rilevare come sia superato il concetto di adozione dell’eprocurement per ottenere dei risparmi sul prezzo d’acquisto ma ci si concentri ora sul reale vantaggio in termini di razionalizzazione del processo e snellimento delle procedure che l’eprocurement può portare.

La presentazione è poi proseguita con una tavola rotonda gestita da Andrea Rangone con i principali attori del mercato eprocurement in Italia:

Danilo Broggi A.D. Consip

Paolo Chiaverini – A.D. i-Faber

Andrea Martino – Centrale Regionale Acquisti Lombardia Informatica

– Ezio Melzi – Direttore Generale BravoSolution Italia

– Tania Palazzi – Responsabile Ufficio Legale Intercent-ER

Argomento principale: ormai la tecnologia non è più un problema ma il principale ostacolo all’adozione massiccia di tali soluzioni è ancora legato alla ritrosia di affrontare cambiamenti di questo tipo nel proprio modo di lavorare. C’è ancora, è vero una sort a di paura ed attesa rispetto alle norme del Codice degli Appalti che stanno per essere emanate nel dettaglio in questo periodo e che probabilmente influiranno su alcuni strumenti specifici, ma tutti sono d’accordo nel dire che sempre meno enti si trincerano dietro al classico “aspettiamo e vediamo cosa succede”.

Danilo Broggi ha poi enfatizzato come in ambito eprocurement l’Italia e la sua CONSIP in particolare siano a tutti gli effetti best practice a livello europeo e che la politica di ogni progetto di egovernement dovrebbe mettere al proprio nucleo centrale politiche e progetti di eprocurement per far leva su tutti gli altri temi.

Che dire ? Bazzico il tema eprocurement dal lontano 2000 quando i marketplace dovevano essere le “killer applications” dell’IT. Dopo meno di un decennio in Italia (ma direi nel mondo) i nomi di quelli che sono sopravvissuti si contano sulle dita di una mano. Quelli rimasti (come i-Faber) giocano oggi un ruolo importantissimo.

Il problema è che nel 2009 si parla ancora di un 2,5% di spesa pubblica transitata su questi sistemi. E’ troppo poco, è un sassolino nel mare della spesa, è necessario che il sassolino diventi un faraglione ed al più presto. Sono d’accordo che l’aspetto tecnologico risulti sempre meno vincolante, i fornitori (come tutte le realtà moderne) usano sempre più spesso computer ed internet per ogni aspetto della loro vita (privata o aziendale che sia) è quindi giunto il momento di rompere tutte le resistenze residue ed incentivare la necessità di utilizzare questi strumenti in ambito pubblico e privato.

Come fare ? Qualche flash:

  • Tanta informazione sui risultati fin qui realizzati,
  • incentivare l’utilizzo da parte dei manager pubblici legando i loro risultati economici con l’adozione e l’utilizzo di queste tecnologie,
  • informare e formare i fornitori su come utilizzare al meglio queste soluzioni magari per riuscire competere anche su altri mercati oggi non presidiati,
  • semplificare le normative per realizzare procedure (informatizzate o meno) più snelle.

E come piace dire di questi tempi : “… ci vuole commitment a tutti i livelli “….

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